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Neurologia

Ultimo aggiornamento: 31/07/08

Non è insonnia, è l’età

Che con l’avanzare degli anni si dorma sempre meno è un fatto ormai assodato. E chiunque lo potrebbe confermare. E’ molto comune del resto sentire le lamentele di persone anziane sui loro problemi di insonnia. Ma sulle ragioni per cui questo fenomeno si verifica non si è arrivati a una risposta univoca. Si va dai fattori sociali alla fisiologia circadiana, dall’impulso omeostatico alla progressiva incapacità a dormire. Del resto identificare quale sia l’interpretazione che meglio riflette i cambiamenti che si manifestano rispetto al sonno potrebbe avere un impatto rilevante sia su come far fronte al problema sia su come eventualmente intervenire. Per esempio nell’ipotesi che il bisogno di sonno non cali con l’età, il soggetto anziano che dorme solo sei ore per notte andrebbe considerato come vittima di una privazione. Un fatto ancor più importante se si pensa a quanto conti il sonno e quanto la sua riduzione vada a detrimento del sistema di allerta e delle performance. Nel caso, invece, una ridotta necessità di dormire fosse fisiologica, allora un tempo ridotto di sonno potrebbe essere accettabile. Uno studio statunitense, pubblicato sulla rivista Current Biology, oltre ad attestare l’effettivo ridursi del tempo di sonno con l’avanzare degli anni, ha provato a indagare più in profondità anche sulle ragioni.

Con l’età si riduce il sonno
I risultati dello studio confermano le attese. Con l’età si riduce il sonno. Alla richiesta di rimanere a letto al buio per 16 ore ogni giorno per alcuni giorni, i più giovani raggiungevano una media di nove ore contro le sette ore e mezza dei più anziani. Va sottolineato che i partecipanti allo studio, due gruppi, i giovani (18-32 anni) e gli anziani (60-72), erano tutti soggetti sani che non prendevano farmaci né con particolari patologie o disturbi del sonno. L’ipotesi più probabile? Le persone anziane hanno meno bisogno di dormire ma, spiegano i ricercatori, non va sottovalutato che il fatto di dormir meno anche quando se ne avrebbe l’opportunità possa essere legato alla maggiore difficoltà ad addormentarsi e a rimanere addormentati. I soggetti sono stati controllati nei ritmi circadiani offrendo l’opportunità di dormire sia di notte che di giorno e verificando le scelte individuali al proposito. Dato lo stesso tempo potenziale trascorso nel letto, osservano gli autori, gli anziani impiegano di più ad addormentarsi e dormono nel complesso un’ora e mezzo meno. Con una frattura evidente tra il sonno REM (Rapid Eye Movement), quello associato ai sogni, e sonno non REM. Un’altra osservazione interessante emersa dallo studio è che i soggetti giovani nel corso dello studio hanno dormito più di quanto non facessero normalmente. Un fatto da non sottovalutare visto che il sonno ridotto è responsabile dell’aumentato rischio di incidenti, di errori e a lungo andare anche di variazioni metaboliche simili al diabete. Infine, concludono gli autori, i risultati potrebbero condizionare la terapia per l’insonnia nei soggetti anziani. Il rischio è che i soggetti anziani ricerchino farmaci ipnotici senza che sia necessario, perché invece un certo calo nella durata del sonno è fisiologico.

Marco Malagutti

Fonti
Derk-Jan Dijk et al. Age-Related Reduction in the Maximal Capacity for Sleep—Implications for Insomnia. Current Biology doi:10.1016/j.cub.2008.06.047

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