| Neurologia
Ultimo aggiornamento: 13/02/08
Emicrania, disagio certificato
Ne soffrono sei milioni d’italiani, donne
e uomini in rapporto tre a uno, ma per certi versi è una malattia
"invisibile". Eppure l’emicrania ha un impatto pesante
sulla qualità della vita, lavorativa, sociale, affettiva, tanto
più che colpisce soprattutto in anni decisivi, dai 25 ai 50.
Non stiamo parlando del comune e saltuario mal di testa, bensì
di quella forma che attanaglia con crisi molto intense e frequenti,
della durata di ore e persino giorni, caratterizzate da dolore
pulsante e violento. E’ però solo negli ultimi anni che viene
riconosciuta come malattia disabilitante, una patologia che
la stessa OMS ha classificato tra le prime venti per disabilità.
Un carattere recepito ufficialmente anche nel nostro paese dalla
Regione Lombardia che, per ora unica, ha riconosciuto già dall’anno
scorso alle cefalee primarie tra cui l’emicrania la possibilità
di ottenere un’invalidità civile, graduata dall’uno al 46% a
seconda del tipo e della frequenza degli attacchi, consentendo
tutele lavorative per le forme più gravi. Con la relativa Circolare
è stata inviata alle ASL la tabelle di valutazione dell’invalidità
che costituisce un aggiornamento delle precedenti, in quanto
recepisce i più recenti criteri internazionali di classificazione
della malattia e del suo impatto, secondo l’International Headache
Society (IHS). Un convegno a Milano ha fatto il punto sui criteri
di valutazione della patologia, anche in vista della possibile
estensione dell’iniziativa ad altre regioni italiane.
Il rischio cronicità da autoprescrizione
"La Circolare ha riconosciuto che l’emicrania
è una malattia con ripercussioni pesanti a livello sia personale
sia sociale» ha affermato Gennaro Bussone, direttore del Dipartimento
di Neuroscienze cliniche dell’Istituto Carlo Besta di Milano
organizzatore del convegno. Dagli studi condotti l’impatto misurato
sulla qualità di vita (Qol) dei malati è risultato anche peggiore
di quello dell’artrite e del diabete; in uno studio europeo
su donne di 18-25 anni è emerso che più di un quarto aveva perso
giornate di studio o lavoro per l’emicrania. Una conferma della
disabilità è giunta anche da uno studio del Besta che ha utilizzato
uno dei nuovi metodi di valutazione, il questionario MIDAS (Migraine
Disability Assessment questionnaire) nella versione validata
per l’Italia. Gli stessi esperti auspicano che si diffonda tra
i medici l’uso di uno strumento come questo, il più noto ma
ce ne sono altri, in quanto di facile impiego e d’aiuto nell’inquadrare
il singolo caso e la sua disabilità. Nella tabella di cui sopra
sono previste otto forme di mal di testa, come emicrania, cefalea
quotidiana, cefalea a grappolo, incrociate con tre classi d’invalidità
a seconda di frequenza e tipo di attacchi e risposta al trattamento:
il livello massimo, il 46% (forme croniche e refrattarie alle
terapie) ha l’obiettivo di tutele sul lavoro, facilitazioni
per le visite e gratuità delle terapia. «Un problema però» ha
proseguito Bussone «è che il 75% di chi ha questa o altre cefalee
non si fa visitare e si autoprescrive i farmaci, con il rischio
di trasformare una forma episodica in cronica per abuso di analgesici
che innescano un circolo vizioso: succede nel 4% circa degli
emicranici, e la conseguenza è che bisogna ricoverare il paziente
per “disintossicarlo” e per diagnosticare correttamente il caso
in modo da mirare il trattamento".
Profilassi farmacologica efficace
La diagnosi corretta è premessa indispensabile per la cura più adatta. Sembra scontato, ma la maggioranza non ricorre al medico, perché pensa di fare da sé oppure che il problema non si possa risolvere. "Oggi ci sono invece terapie valide non solo per l’attacco ma, soprattutto, per la profilassi" ha aggiunto Bussone. "Come il topiramato, che ha dimostrato la sua efficacia anche rispetto all’impatto sulla Qol. Si attuano cicli preventivi con basse dosi di questo farmaco, che è nato come antiepilettico; nell’emicrania c’è infatti un’ipereccitabilità neuronale simile a quella dell’epilessia". Oltre che su questo o altri farmaci per la profilassi, la prevenzione dell’emicrania deve basarsi però sul controllo dei fattori scatenanti, posto che le cause della malattia non sono ancora del tutto chiarite: favoriscono le crisi alcuni alimenti, come cioccolato, formaggi fermentati, cibi conservati, o carenze come quella di magnesio, e poi stress eccessivo, rumore, variazioni climatiche, scarsità di sonno, esposizione al sole, sforzi fisici. Conta insomma l’igiene di vita, ma sono in causa anche situazioni patologiche, quali ipertensione, febbre, insonnia, alterazioni ormonali, stipsi, eccessivo affaticamento.
Elettra Vecchia
Fonti
Conferenza stampa "Emicrania: una patologia invalidante. Il caso della Regione Lombardia", Milano, 6 febbraio 2008
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