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Nefrologia

Ultimo aggiornamento: 20/12/07

Per dare un colpo di reni

Le possibilità di cura per chi è già malato cronico sono migliorate, ma l’informazione, la prevenzione e la diagnosi precoce sono insufficienti e devono aumentare, per poter impedire il danno e la sua progressione. Un discorso che diviene evidente nel caso delle malattie renali. In estrema sintesi è infatti quanto risulta dall’analisi dei dati raccolti dal Progetto camper/gazebo condotto dalla Fondazione italiana del rene (FIR) e dalla Società italiana di nefrologia (SIN), in 71 città di tutta la penisola per la Giornata mondiale del rene 2007, ricorsa lo scorso 8 marzo. Si è trattato di una campagna di prevenzione delle patologie renali con controlli della pressione e dei parametri urinari offerti in postazioni mobili, che quest’anno ha arruolato nell’analisi 6.598 persone e cioè ben di più delle circa 700 e 3.700 delle due precedenti edizioni. Si sono presi in considerazione in particolare l’ipertensione, la proteinuria cioè la perdita di proteine con le urine e il diabete, in quanto questi fattori possono segnalare precocemente una compromissione della funzionalità renale, che può evolvere fino alla forma cronica. Segni però per loro natura subdoli, perché asintomatici, e dei quali si è spesso inconsapevoli. I risultati dell’analisi, appena presentati a Milano, lo confermano.

Elementi predisponenti a ogni età
Riguardo alla pressione, il 33% è risultato avere un’ipertensione di grado 1 cioè 140-159 e/o 90-99 mmHg (c’era un 20% con grado 2 o 3) e il 20% una pressione normale-alta cioè 130-139 e/o 85-89, ma circa metà dei primi e più del 60% dei secondi non lo sapeva; sul totale degli ipertesi, comprese le forme più gravi, quasi un quarto ignorava la sua condizione. Si è condotto anche l’esame delle urine, sulla quasi totalità del campione: il 20,6% è risultato positivo per la proteinuria, vale a dire un quinto di chi affermava di non soffrirne, oltre al 53,6% e al 17% rispettivamente positivi per ematuria e leucocituria cioè sangue e globuli bianchi nelle urine, segni tutti questi di sofferenza renale. In non pochi casi l’ipertensione era associata a proteinuria, o a fumo, o a diabete. A proposito del diabete, più del 20% degli intervistati non ha saputo definirlo adeguatamente e il 9% ha affermato di non sapere che cosa sia. Interessanti anche le risposte al quesito su quale sia l’età d’inizio del rischio di diabete, ipertensione e obesità: su più di 5.000 dati disponibili, metà delle persone l’ha collocata tra 30 e 40 anni o tra 40 e 50, il 10% più avanti e il 26% prima, mentre solo il 13% ha detto correttamente che tale rischio c’è sempre. “Infatti queste alterazioni possono presentarsi a ogni età, così come le lesioni renali a esse secondarie, e richiedono perciò di essere controllate” ha sottolineato alla presentazione dei risultati del progetto Vittorio Andreucci, presidente della FIR. “Le malattie renali riguardano tutte le età anche se con frequenza diversa, nei giovani prevalgono glomerulonefriti e forme ereditarie o congenite, negli adulti c’è un crescendo di lesioni renali legate al diabete, negli anziani prevalgono quelle su base vascolare o dismetabolica”. Il danno va colto in fase precoce per rallentare la progressione con terapie farmacologiche e non. La prevenzione si basa sul riconoscimento e la correzione dei fattori di rischio modificabili, appunto ipertensione, proteinuria, diabete, fumo, obesità; la diagnosi precoce sui periodici controlli del sangue, misurando la creatinina ematica proveniente dalla filtrazione glomerulare, e delle urine, dosando sangue anche in tracce, albumina e altre proteine ematiche, globuli bianchi.

Campagne di sensibilizzazione gradite
Se s’instaura un’insufficienza renale cronica il rischio è che insorgano infarto miocardico, scompenso cardiaco, ictus, arteriosclerosi, con relativa mortalità: e va ricordato che già con una compromissione moderata (stadio III) c’è un aumento del rischio di morte del 40%. “Questo è poi molto più alto nei malati che arrivano alla necessità della dialisi, che in Italia sono raddoppiati rispetto a dieci anni fa, con circa 50 mila persone in trattamento” ricorda Carmine Zoccali, presidente della SIN. “L’incidenza della dialisi è un terzo in meno in paesi come Norvegia e Olanda, grazie soprattutto all’educazione alla prevenzione e ai controlli. Quanto alle disfunzioni renali da moderate a severe riguardano circa cinque milioni di italiani”. Campagne educative e di sensibilizzazione sembrano quindi opportune, come la duplice iniziativa di FIR, SIN e Croce Rossa Italiana per la Giornata mondiale del rene 2008, il 13 marzo, che affiancherà al Progetto camper/gazebo quello Scuole medie superiori, con controlli offerti ai ragazzi. D’altra parte il 90% dei partecipanti al Progetto del 2007 l’ha giudicato utile con voto da 8 a 10, in una scala da 1 a 10; il 60% ha detto che ha contribuito assolutamente e il 24 abbastanza ad aumentare la sua attenzione su ipertensione, diabete, sovrappeso: solo l’11,5% però ha affermato che sarà più attento alle proprie abitudini….sapere e mettere in pratica non sono insomma la stessa cosa.

Elettra Vecchia

Fonti
Conferenza stampa “Lo stato di Salute dei Reni in Italia, Milano, 5 dicembre 2007.

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