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Malattie infettive

Ultimo aggiornamento: 27/06/08

Il lato sgradito del piercing

Dopo quella del tatuaggio è la moda del piercing a prendere sempre più piede, anche nel nostro paese e anche spostandosi verso l’età adulta, e sempre più in sedi anatomiche diverse da quella originaria del lobo dell’orecchio. Da segno distintivo e provocatorio è diventato un vezzo estetico che quasi non colpisce più, salvo nelle preoccupazioni dei genitori o quando si verificano episodi estremamente gravi come quello di pochi giorni fa della giovane donna di Merano in pericolo di vita per le conseguenze di un’infezione da piercing al sopracciglio. Le complicanze gravissime e al limite mortali sono rare, anche se i casi ci sono e ci sono stati, ma pericoli più o meno severi per la salute ce ne sono, specie per chi si affida a operatori non qualificati o peggio ancora agli amici e al fai da te. Per questo e per la sua crescente popolarità il fenomeno richiede di essere all’attenzione dei professionisti della salute, quindi della Sanità e della Politica (in Italia ora si muove qualcosa, come vedremo). Per affrontare al meglio la questione bisogna prima conoscerla: per questo con pragmatismo britannico si è condotta una ricerca epidemiologica, pubblicata sul BMJ, che ha analizzato la pratica del piercing non localizzato al lobo in Inghilterra, un contributo rappresentativo e utile però anche per altri.

Non più al lobo ma in sedi delicate
La ricerca ha coinvolto in totale 10.500 persone dai 16 anni in su, consultate via questionario nel periodo tra gennaio e marzo 2005. Complessivamente il 10% è risultato avere un qualche tipo di piercing, con una media di 1,7 ciascuno (ce n’erano anche con 10). Come prevedibile il riscontro era maggiore tra i giovani (ma c’erano casi oltre i 50 anni d’età e persino in una manciata di ultra 65enni), oltre che tre volte più frequente nel genere femminile che in quello maschile, con quasi metà delle ragazze di 16-24 anni che se ne erano fatte fare almeno uno. La diffusione del piercing diminuiva con l’aumentare del livello sociale. Quanto alla localizzazione, in un terzo dei casi era l’ombelico, seguito da naso, orecchio, lingua, capezzolo, sopracciglio, labbro, genitali o altro, con l’ombelico nettamente prevalente nelle femmine e il capezzolo nei maschi. Forse è rassicurante che in quattro casi su cinque erano stati eseguiti in negozi specializzati in piercing e tatuaggi, ma c’era un preoccupante 9% di piercing sulla lingua praticato da operatori non specializzati. Ancora più inquietante che in numerosi casi a eseguirli erano stati i soggetti stessi o loro amici o parenti, e per qualsiasi sede anatomica, compresi lingua e genitali. Si arriva poi al capitolo complicanze per la salute. In totale ne sono state riferite in più di caso su quattro (27,5%), con problemi ritenuti abbastanza seri da richiedere un aiuto nel 13% dei casi (rivolgendosi soprattutto al farmacista, al praticante il piercing o al medico di famiglia). I guai più comuni sono stati edemi, infezioni ed emorragie, i responsabili maggiori piercing alla lingua, ai genitali e ai capezzoli; si è cercato soccorso soprattutto per quelli ai genitali. Come immaginabile i piercing fatti da amici, parenti o comunque non specializzati sembravano legarsi più spesso alle complicanze: a riprova, le conseguenze severe che hanno richiesto il ricovero (verificatesi in un caso ogni cento) sono state significativamente di più quando gli esecutori non erano qualificati rispetto a quando lo erano, cioè il 3% contro lo 0,5%.

In Italia un richiamo ministeriale
Un caso particolarmente grave è anche, da noi, quello della trentenne di Merano, nella quale il piercing al sopracciglio ha prodotto un’infezione con segni iniziali leggeri e quindi sottovalutati, ma trasformatasi poi in setticemia che si è rapidamente estesa e ha provocato una coagulopatia che ha colpito cuore e cervello, con conseguente coma. Precedenti severi c’erano già stati nel nostro paese, basti ricordare che i pericoli si chiamano AIDS, epatite B e C, anche verruche da Papillomavirus e tetano, senza contare emorragie, edemi, cicatrici, reazioni allergiche, dolore cronico o, nel caso della lingua, perdita di sensibilità o del gusto, lesioni ai denti e alle gengive, persino interferenze con la fonazione e la masticazione. Posto che sarebbe meglio evitarli del tutto, specie in zone delicate come lingua e genitali, i piercing andrebbero allora eseguiti da persone che sanno quello che fanno e con molta attenzione all’igiene. Questo anche l’intento del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che dopo il caso di Merano ha invitato le Regioni e l’Associazione dei tatuatori ad assumere provvedimenti coerenti con la Circolare ministeriale del 1999 su tatuaggi e piercing: sono previsti corsi di formazione obbligatori, l’adozione di tutte le necessarie misure di igiene e proflassi, l’autorizzazione della competente ASL, l’esclusione delle procedure sui minori (tranne il piercing sul lobo dell’orecchio, con il consenso dei genitori). Il ministero sta anche valutando l’opportunità di una legislazione nazionale che fissi principi e criteri per l’esercizio di attività di tatuaggio e piercing.

Elettra Vecchia

Fonti
Bone A. e coll. Body piercing in England: a survey of piercing at sites other than earlobe. BMJ 2008;336;1426-8.

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