| Ginecologia
Ultimo aggiornamento: 09/07/08
Più chiarezza sulla TOS
All’allarme suscitato dallo studio WHI nel
2002 sull’aumento di coronaropatia, ictus e tumore è seguita una
massa di dati, che hanno meglio precisato i rischi e fornito aggiornamenti
anche recenti come quella sulla ridotta possibilità di cancro
ovarico, ma anche, in senso opposto, sulla protezione nei confronti
sia del tumore del colon-retto sia della calcificazione intracoronarica
(legata all’aterosclerosi). Resta il fatto che il ricorso alla
TOS è crollato dal 2002 al 2006, più che dimezzandosi negli Stati
Uniti e dimezzandosi in Europa. Tra controversie e dibattiti si
sono consolidati però anche alcuni punti fermi, che definiscono
un razionale d’impiego della TOS basato sugli effetti positivi
confermati, sul rapporto rischi/benefici, sui tempi e metodi ottimali
e sulla valutazione individualizzata delle donne da trattare.
Un contributo di chiarezza l’ha voluto fornire la conferenza di
consenso “Quale informazione per la donna in menopausa sulla terapia
ormonale sostitutiva?”, promossa dal progetto Partecipasalute
e dal Sistema nazionale linee guida dell’ISS. Questo mentre conclusioni
quasi parallele giungono dall’aggiornamento delle linee guida
della Società Nordamericana della menopausa (NAMS), rispetto alle
dichiarazioni del 2007.
Non per fratture e declino cognitivo
Nel documento italiano si ricorda che numerose raccomandazioni
hanno recepito le conclusioni di grandi trial clinici, consigliando
la TOS esclusivamente per il trattamento dei sintomi climaterici
non tollerati o in caso di menopausa precoce, e da effettuare
per il minor tempo possibile e alle più basse dosi efficaci. I
sintomi per i quali è dimostrato un rapporto causale con la menopausa
sono quelli vasomotori (vampate e sudorazione), vaginali (secchezza)
e i disturbi del sonno, per altri come irritabilità, depressione,
aumento di peso il nesso è meno certo ma non per questo sono meno
degni d’attenzione. La TOS si può consigliare contro i disturbi
vasomotori e del sonno percepiti come importanti, mentre per l’atrofia
della mucosa vaginale che non è un sintomo precoce si può ricorrere
ai preparati per uso locale. La terapia non andrebbe invece prescritta
per la prevenzione dei disturbi cardiaci, delle fratture osteoporotiche
e del declino cognitivo. Alle donne devono essere fornite informazioni
sugli stili di vita preventivi, cioè attività fisica e alimentazione
corretta contro osteoporosi, cardiovasculopatie, aumento di peso,
e sintomi vasomotori, quindi quelle sulla transitorietà e benignità
dei sintomi e infine quelle sui benefici e sui rischi della TOS,
per una decisione condivisa e consapevole. Le opzioni sono farmacologiche
e formulate in pillole, cerotti, gel; ci sono poi alternative
alle associazioni estroprogestiniche (il progestinico protegge
dal rischio di tumore dell’endometrio) come il farmaco sintetico
tibolone o i fitoestrogeni usati essenzialmente contro le vampate.
Particolarmente delicato il punto del rapporto beneficio/rischio.
La TOS usata a scopo preventivo, ricorda il documento, non è consigliabile
perché il rapporto è sfavorevole: il rischio di tumore della mammella
è correlato alla dose, alla durata e al tipo di estroprogestinico
usato, non c’è prova di efficacia contro l’infarto, né riguardo
a deterioramento cognitivo e demenza, né contro le fratture che
diventano prevalenti decenni più tardi. Va detto che sui rischi
soprattutto restano controversie e lo stesso studio WHI è stato
accusato di una sopravalutazione di quello mammario, una sottovalutazione
dei benefici relativi a fratture e tumore del colon, una non applicabilità
dei risultati a donne più giovani e con meno fattori di rischio
cardiovascolare.
Più vantaggiosa prima dei 60 anni
La terapia, come risulta sempre più chiaro, sarebbe vantaggiosa
sotto il profilo beneficio/rischio, nella prima decade postmenopausale
(fino a 60 anni) e svantaggiosa in seguito. Ampie sovrapposizioni
con queste considerazioni ci sono nelle linee guida NAMS. L’indicazione
principale della TOS rimangono i sintomi vasomotori importanti
e gli estrogeni con o senza progestinici restano il trattamento
più efficace; gli estrogeni sono anche i più efficaci per l’atrofia
vulvare e vaginale, preferendo l’uso locale, non sono raccomandati
invece per la sola disfunzione sessuale con calo di libido, contro
la depressione, per scongiurare l’aumento di peso o il diabete.
La terapia può ridurre il rischio cardiovascolare, se iniziata
in donne con menopausa recente (50-59 anni), ma questo può aumentare
iniziando a dieci anni di distanza; non è efficace nella prevenzione
primaria o secondaria dell’ictus, aumenta il rischio tromboembolico
in donne con familiarità e nei primi due anni; è più efficace
iniziata in età più giovane e continuata. Gli estrogeni impiegati
per meno di cinque anni hanno un effetto limitato sulla probabilità
di ca mammario ma in sottogruppi può essere diverso, da definire
in caso di familiarità. Vanno usate le dosi minime efficaci di
estroprogestinici anche se per le più basse non ci sono studi
sul lungo termine, la somministrazione non per os è a minor rischio
di tromboembolismo venoso e quella locale preferibile per disturbi
locali. Infine la TOS è raccomandata nella menopausa precoce,
laddove il rischio di tumore mammario è più basso ed è anticipato
quello di cardiovasculopatia e osteoporosi.
Elettra Vecchia
Fonti
Istituto di Ricerche Farmacologiche
Mario Negri di Milano
Linee guida NAMS. Menopause, luglio-agosto 2008.
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