Gastroenterologia
Cause e sintomi
Della colecisti (o cistifellea più familiarmente) ci si accorge
soltanto quando fa male e il più delle volte non è neanche
semplicissimo per il paziente capire che proprio della colecisti
si tratta. In effetti i calcoli alla colecisti sono un problema piuttosto diffuso: affliggono circa il 15%
degli ultraquarantenni e sono 4 volte più frequenti nelle
donne.

La colecisti è un <sacchettino> che funge da deposito
della bile prodotta dal fegato, inoltre riassorbe una parte di
acqua concentrando così la bile stessa, che diventa più densa.
Durante i processi digestivi la bile viene riversata nel
duodeno, dove facilita la solubilizzazione dei grassi contenuti
negli alimenti. Questi, in sintesi, sono i processi fisiologici
nella norma, quando e perché si formano i calcoli?
In condizioni normali la bile è composta da acidi biliari e
fosfolipidi che mantengono in soluzione il colesterolo, quando
questo equilibrio si altera il colesterolo, ma anche i sali
biliari o entrambe queste sostanze insieme, precipitano e si
aggregano tra loro, originando formazioni cristalline che
aumentando gradualmente di dimensioni. Il difetto iniziale è
imputabile al fegato, che produce una bile troppo ricca di
colesterolo, ma nella colecisti il riassorbimento di acqua e la
stasi creano le condizioni favorevoli alla formazione dei
calcoli. Molti, tuttavia, sono i fattori concomitanti che
predispongono all'insorgenza di questa disfunzione:
- la gravidanza e il dimagramento troppo
rapido rallentano la motilità della colecisti, prolungando
la stasi biliare
- il sesso femminile, l'uso di
anticoncezionali orali, le terapie estrogeniche sostitutive
per la menopausa, perché gli estrogeni, sia endogeni che
sintetici, interferiscono con il metabolismo del colesterolo
- la familiarità in linea femminile, da
madre a figlia si trasmette la predisposizione
- il diabete
- elevati livelli di trigliceridi nel sangue
- obesità
- la razza, i nativi Americani e gli
Scandinavi sono geneticamente più soggetti alla colelitiasi
- un'età superiore ai 40 anni
- dieta iper-calorica o troppo ricca di
grassi
- assunzione di farmaci ipolipemizzanti della
famiglia dei fibrati
Nella maggior parte dei casi la calcolosi
biliare è asintomatica: non provoca disturbi particolari e
viene scoperta casualmente nel corso di altre indagini. Più
della metà di questi pazienti non svilupperà sintomi o
complicazioni nemmeno nel corso degli anni. Non tutti, però,
sono così fortunati: alcuni pazienti possono lamentare disturbi
digestivi, nausea, vomito e dolore viscerale. Nella peggiore
delle ipotesi poi, quando i calcoli si muovono lungo le pareti
della cistifellea, si hanno episodi acuti e molto dolorosi,
cioè le coliche biliari, caratterizzate da un forte dolore addominale che tende a
irradiarsi anche alla schiena. Probabilmente l'unico sintomo
inequivocabile è l'ittero, cioè la colorazione giallastra
della cute dovuta all'entrata in circolo della bile che non
può più compiere il suo percorso fisiologico a causa dell'ostruzione
del coledoco, causata da uno o più calcoli. In questo caso la
diagnosi diviene facile anche al profano (si fa per dire) ma a
quel punto spesso non resta altra soluzione che un intervento
chirurgico in tempi rapidi.
E sempre in tema di diagnosi è bene ricordare che i test più
indicativi non arrivano dal laboratorio, quanto dal gabinetto
radiologico o dallo studio dell'ecografista. Infatti, anche se
è possibile dosare nel sangue alcune sostanze che indicano una
sofferenza delle vie biliari, per esempio la bilirubina, non si
tratta di test particolarmente specifici. Al contrario, una
lastra o, meglio ancora, una scintigrafia o un'ecografia
addominale possono risolvere rapidamente la questione.
Elisa Lucchesini
Fonti
A.S. Roversi "Diagnostica e terapia" 1995
Fauci, Braunwald, Isselbacher et al. "Harrisons Principles
of Internal Medicine" 14th Ed. McGrawHill 1998
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