| Farmacologia
Ultimo aggiornamento: 17/10/08
Coxib ancora sotto esame
La vicenda Vioxx sembra non avere mai fine. Dalla data della sua approvazione nel 1999 il farmaco è stato al centro di studi successivi che sono arrivati a decretarne nel 2004 il ritiro dal mercato in tutto il mondo. A determinarlo i dati a tre anni emersi da uno studio multicentrico, prospettico, randomizzato, condotto contro placebo, noto come APPROVe. Lo studio, che puntava a valutare l’efficacia del trattamento triennale di Vioxx nel dosaggio di 25 mg nella prevenzione delle recidive di polipi colorettali, ha evidenziato, infatti, un aumento del rischio relativo di eventi cardiovascolari non fatali, come infarti e ictus, a partire dal diciottesimo mese di trattamento continuativo. Una vicenda salita agli onori della cronaca, anche per le accuse di una vigilanza non sufficientemente tempestiva, che però non è ancora chiusa. Se, infatti, la maggior parte dei pazienti in cura col farmaco si era convinta di aver sospeso il rischio, sospendendo il farmaco, nuovi sviluppi, a partire sempre dallo studio APPROVe e pubblicati su Lancet, evidenziano come il rischio aumenti fino a due volte e persista per almeno un anno. Per poi, almeno una buona notizia, rientrare terminato l’anno. I ricercatori, però, d’accordo con altri esperti, evocano la possibilità che un discorso analogo possa valere per gli altri farmaci appartenenti a questa classe e che quindi i Coxib di nuova generazione possano aumentare il rischio di infarto e ictus. Si parla di Vioxx, perciò, ma anche di valdecoxib e di celecoxib, tutti farmaci COX-2 inibitori, che inibiscono la ciclossigenasi 2. Ma anche ibuprofene e naproxene non sembrano al riparo da rischi.
Come si è svolto lo studio
Per lo studio il gruppo di ricerca ha preso in considerazione
soggetti che avevano partecipato al famigerato trial APPROVe, il trial
sospeso nel 2004 in virtù dei rischi potenziali di infarti e ictus.
I ricercatori sono riusciti a contattare l’84%, delle quasi 2600 persone
che avevano partecipato al trial. Il risultato è stato significativo.
Un anno dopo aver interrotto la cura, gli ex-utilizzatori avevano mantenuto
un rischio aumentato del 79% di infarto, ictus o mortalità rispetto
a chi aveva ricevuto il placebo. In linea con l’aumentato rischio evidenziato
durante il trial. Il farmaco, peraltro, è risultato efficace nel ridurre
le recidive di polipi colo rettali, ma l’effetto benefico è controbilanciato
dall’aumentato rischio cardiovascolare. Un effetto che, commentano i
ricercatori, sembrerebbe comune agli altri farmaci della categoria.
L’idea dei ricercatori è che sia meglio evitare l’assunzione di questi
farmaci per un periodo lungo e comunque, nel caso in cui per reali necessità
legate al dolore cronico o a un’artrite severa non si potesse farne
a meno, è bene conoscere tutti questi aspetti. Quando, peraltro, l’uso
è intermittente il rischio si riduce considerevolmente e questo significa,
rassicurano i ricercatori, che l’assunzione di una pillola non equivale
a un infarto incombente. Anzi nella stragrande maggioranza dei casi
si tratta di farmaci buoni e sicuri. I risultati non hanno sorpreso
Eric Topol, il cardiologo statunitense che nel 2004 con un’editoriale
sul New England Journal of Medicine non aveva lesinato accuse all’azienda
produttrice di Vioxx e agli organi di vigilanza, che evidenzia come
sia bene diffidare anche degli altri farmaci della categoria. Non si
è fatta attendere neanche la risposta della Merck, l’azienda in questione.
“Merck ritiene - ha detto una nota dell’azienda - che questa analisi
post-hoc che ha utilizzato dati limitati da uno studio prematuramente
terminato, debbano essere presi con molta cautela e contestualizzati
con il resto dei dati dal programma di sviluppo clinico estensivo per
Vioxx”.
Marco Malagutti
Fonti
Baron JA et al. Cardiovascular events associated
with rofecoxib: final analysis of the APPROVe trial. Lancet doi:10.1016/S0140-6736(08)61490-7
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