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Endocrinologia

Ultimo aggiornamento: 11/04/08

Piccola ma da sorvegliare

Ci sono cose talmente piccole che a volte si dimentica di averle, anche perchè, pur iniziando ad alterarsi, prima di dare sintomi, ammesso che ne diano, può passare del tempo. La tiroide è una di queste, a cui poco si pensa quando si fanno o si programmano controlli generali dello stato di salute. Ci pensano invece gli specialisti, in particolare endocrinologi e chirurghi, a ricordare che la salute di questo piccolo organo è importante per il buon funzionamento di tutto il sistema, che le sue alterazioni spesso passano inosservate, e che le stesse non devono destare preoccupazioni: a volte basta solo la sorveglianza periodica. E anche quando bisogna intervenire, il trattamento, anche chirurgico ha conseguenze accettabili e compatibili con una vita normale, magari più di prima.

Una settimana tutta per lei
E’ questo il messaggio che hanno voluto dare i medici del Club delle UEC, l’Associazione delle Unità di Endocrinologia Italiane e dell’Associazione Italiana della Tiroide (AIT) nel presentare la Settimana Nazionale della Tiroide, un’iniziativa alla sua seconda edizione che si propone di sensibilizzare la popolazione sull’importanza dei controlli di routine. Da lunedì 5 maggio sarà attivo un numero verde (800 911 255) per avere informazioni sui 100 ospedali che aderiscono e sulle modalità di prenotazione della visita. Le visite verranno effettuate tra il 12 e il 16 maggio, ma copriranno solo una piccola parte rispetto alle reali necessità: “Circa il 10% della popolazione italiana presenta una patologia della tiroide clinicamente rilevante – sostiene Aldo Pinchera, endocrinologo e presidente dell’AIT - e il 50% ha una piccola anomalia suscettibile. Nella struttura della tiroide formata da follicoli si possono formare piccoli noduli che vanno tenuti semplicemente sotto controllo con esame ecografico”. Controlli periodici, e non solo in occasioni di iniziative specifiche, sono lo strumento ideale per sorvegliare piccoli noduli o monitorare il normale funzionamento della tiroide. Le donne sono le più sollecitate a questo tipo di controllo, perchè esposte più degli uomini alle patologie tiroidee, in particolare le donne in gravidanza, o intenzionate ad averla. La loro tiroide, infatti, tende o dovrà funzionare con maggiore intensità quindi va controllata anche per verificare eventuali anomalie che potrebbero accentuarsi. E una volta superati i 60 anni, dovrebbero sottoporsi allo screening per l’ipotiroidismo (prevalenza un caso su 10) spesso poco evidente e con sintomi aspecifici. Infine, i familiari di primo grado, in particolare donne, di soggetti con patologie tiroidee: familiarità e fattori ambientali sono elementi epidemiologici non trascurabili. E’ previsto, invece, lo screening sui neonati per ipotiroidismo congenito, dovuto a difetti di sviluppo ghiandolare o enzimatici.

Terapie accettabili
Quando le dimensioni del nodulo diventano rilevanti, benigno o maligno che sia, richiede maggior attenzione, e se, nella peggiore delle ipotesi, serve la chirurgia, il risultato e la prognosi sono ottimali. La rimozione della tiroide, infatti, si può eseguire mediante una tecnica chirurgica mininvasiva specifica, la MIVAT (Minimally invasive video assisted thyroidectomy) che offre numerosi vantaggi. La tecnica necessita di un’incisione di 1,5 cm, e non comporta distruzione del tessuto circostante perchè utilizza bisturi a ultrasuoni che, a differenza di quello elettrico, non genera calore, dannoso per le strutture vicine alla tiroide, comprese le corde vocali e le ghiandole paratiroidi. Ma si arriva alla chirurgia solo quando la ghiandola ha un volume non gestibile con terapia medica o provoca una compressione su trachea ed esofago, a volte visibile esteriormente come gozzo, oppure in caso di sospetto carcinoma tiroideo. Ma prima di tutto questo esistono anomalie, più o meno importanti a livello clinico, che si possono trattare con farmaci o semplicemente con l’integrazione di iodio nella dieta, usando il sale iodato invece di quello normale. Si manifestano come ipotiroidismo e ipertiroidismo di diverso grado. Il trattamento del primo consiste nella somministrazione di ormone tiroideo (L-Tiroxina) con dosaggio idoneo a riportare nel paziente una condizione di normalità. L’ipertiroidismo si cura con farmaci che bloccano la sintesi di ormoni tiroidei, ma se persiste o ci sono gravi intolleranze ai farmaci si procede con la terapia radiometabolica con iodio 131, che sfrutta l’effetto lesivo delle radiazioni solo sulle cellule follicolari tiroidee. Se l’ipertiroidismo aumenta il volume della ghiandola fino a formare il gozzo la chirurgia viene indicata, in particolare nei soggetti più giovani che dopo la tiroidectomia possono condurre una vita normale, ovviamente sostenendo una terapia ormonale sostitutiva.

Prevenzione per legge
Come sempre, giocare d’anticipo ha i suoi vantaggi, ma oltre ai controlli e alla dia??Jgnosi precoce, un altro espediente per fare prevenzione su tutta la popolazione, con vantaggi sulla salute pubblica, è il consumo di sale iodato (iodioprofilassi) come normale condimento da cucina, sostituendolo del tutto a quello non iodato. Esistono, infatti, disposizioni finalizzate alla prevenzione del gozzo endemico e di altre patologie da carenza iodica che con la Legge n. 55 del 21 Marzo 2005, rendono obbligatorio, per i punti vendita, la contemporanea disponibilità dei sali addizionati e di quelli non addizionati e il rivenditore ha l’obbligo di fornire quest’ultimi (sali non addizionati) solo su specifica richiesta del consumatore. E senza rischi di eccessiva assunzione.

Simona Zazzetta

Fonti
Conferenza stampa. Presentazione della Settimana Nazionale della Tiroide. Pisa, 8 aprile 2008

Gazzetta Ufficiale N. 91 del 20 Aprile 2005

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