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Cure palliative

Ultimo aggiornamento: 07/11/08

Cure palliative in stallo

Dalle prime affermazioni di fine anni Ottanta a oggi il concetto di cure palliative e terapia del dolore come diritto-dovere è maturato, tra la popolazione come in medicina e sanità. Mentre però la sensibilità delle persone su questi temi si dimostra in continua crescita, l’applicazione è giunta proprio ora a un punto fermo, denunciato a gran voce dagli operatori professionali e volontari che da vent’anni si spendono per questa causa. Due realtà in contrasto di cui si fa testimone il XV congresso della Società italiana cure palliative (SICP) svoltosi a Giardini Naxos (Taormina) e presentato a Milano. “Non esiste ancora una legge nazionale sulle cure palliative e di recente si è annullato il DPCM che confermava il loro inserimento, in hospice e al domicilio, nei LEA, i livelli essenziali di assistenza che devono garantire le Regioni, fissando per la prima volta standard precisi” spiega Giovanni Zaninetta, presidente della SICP. Si auspica un reinserimento nei nuovi LEA in approvazione in questi giorni. Ma questa non è l’unica doglianza, basti notare che l’Italia rimane fanalino di coda nell’uso degli oppiacei contro il dolore o che restano dimenticati i malati terminali non oncologici. Eppure la gente sembra più avanti di chi prende, o non prende, le decisioni: lo rivela un’indagine IPSOS promossa dalla onlus Federazione cure palliative (FCP).

L’80% approva l’uso di oppiacei
La ricerca ha replicato quella condotta nel 2000 su un analogo campione di 800 persone. Intanto quelle che hanno detto di sapere che cosa sono le cure palliative sono passate dal 38 al 45% ed è migliorata la precisione (propriamente è il trattamento di pazienti con malattie evolutive irreversibili attraverso il controllo dei sintomi e delle alterazioni psicofisiche più che delle patologie causali); l’errore più comune è la confusione con le cure omeopatiche. E’ anche aumentato dall’11 al 20% il livello di informazione sulle strutture che forniscono queste cure. Soprattutto, oggi l’80% le ritiene utili, necessarie e di competenza principalmente del SSN, inoltre più dell’80% approva l’uso degli oppiacei per il dolore grave. In contrasto con questa richiesta “a due anni dalla presentazione non è ancora approvato il disegno di legge per semplificare la prescrizione degli oppiacei con il ricettario normale dei medici di famiglia e ospedalieri” segnala Furio Zucco, presidente del Comitato scientifico del congresso (notizia invece dell’ultima ora: la prescrizione per il medico dell’ossicodone, della codeina e della diidrocodeina a base dosi dal 15 novembre sarà possibile con ricettario normale). “Altro punto è che solo il 40% dei malati oncologici attualmente è inserito in un programma di cure palliative, e addirittura meno dell’1% dei non oncologici; gli altri sono assistiti in modo estemporaneo e discontinuo”. Va detto che ogni anno in Italia sono circa 250.000 i malati terminali, dei quali 160.000 con tumori e gli altri con malattie cardiache, respiratorie, neurologiche, metaboliche, che dovrebbero ricevere un’assistenza di fine vita in strutture dedicate, gli hospice, o a domicilio, con personale preparato. Dieci anni dopo la legge che finanziava le Regioni per gli hospice, come riporta la monografia in aggiornamento della SICP quelli funzionanti sono 147 cioè meno del 60% di quelli previsti, e c’è un forte divario tra Nord Centro e Sud (da 50 in Lombardia a 1 in Campania e 0 in Abruzzo ma anche Val d’Aosta). Erano previsti 0,47 posti letto ogni 10.000 abitanti entro il 2011, che per la SICP dovrebbero invece essere 0,60: ma a ottobre 2008 siamo a 0,28.

Un Piano nazionale come traguardo
“Da pochissimo è stata istituita una nuova Commissione ministeriale sulla terapia del dolore e le cure palliative che ci si augura riprenda gli obiettivi indicati come prioritari a inizio anno dalla precedente, nella quale comunque la SICP non è ufficialmente coinvolta” aggiunge Zaninetta “e tuttora non sappiamo che seguito regionale ha avuto il documento della prima commissione per un Piano nazionale di cure palliative. Quanto ai costi, va sottolineato che, se organizzate bene, queste cure fanno risparmiare il SSN e nel contempo assistere meglio i malati”. Tra l’altro questa medicina avrà un ruolo sempre più importante per l’invecchiamento della popolazione, come afferma un recente rapporto del Parlamento europeo. Da ultimo, ma non per attualità come ci ricorda il caso Englaro, è fermo anche l’iter di approvazione di una legge sulle Direttive Anticipate di volontà. Un’introduzione vista favorevolmente dalla SICP che ne aveva indicato alcuni principi nel 2007 “purché nel rispetto dell’interesse vero del malato, e nella natura stessa di una medicina che dà importanza alla vita di una persona fino alla sua fine, con un concorde diniego cioè dell’eutanasia”.

Elettra Vecchia

Fonti
Conferenza stampa Una svolta per le cure palliative, Milano 21 ottobre 2008.

 

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