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Cardiologia

Ultimo aggiornamento: 18/01/08

Leggere nel cuore dell’atleta

Negli atleti è necessario appurare sotto il profilo cardiologico se ci siano alterazioni o condizioni patologiche iniziali che possano determinare rischi durante l’allenamento o la gara; in Italia il monitoraggio per tutti i partecipanti a competizioni ufficiali è previsto per legge fin dal 1982. Per questo all’Istituto di Medicina e Scienza dello sport di Roma, struttura scientifica del CONI, i giovani atleti selezionati per i team nazionali sono sottoposti a valutazioni di routine che comprendono l’esame ECG a 12 derivazioni a riposo e sotto sforzo e l’ecocardiografia. Molte comuni anomalie che si registrano all’ECG sono considerate innocue conseguenze dell’attività sportiva. C’è però un piccolo ma importante sottogruppo di soggetti senza evidenza di patologia cardiaca strutturale nei quali l’ECG è particolarmente alterato e potrebbe indicare una sottostante cardiopatia: diventa allora cruciale stabilire se si tratta in effetti di manifestazioni patologiche iniziali o solo di espressioni dell’esercizio fisico sistematico. Il significato clinico sul lungo periodo di questa situazione era una questione ancora in gran parte irrisolta. Perciò si è condotta una ricerca utilizzando l’ampio database dell’Istituto romano, riferita a più 12 mila atleti esaminati tra il 1979 e il 2001. Con risultati che possono portare a modifiche negli approcci attuali.

Casi a distanza fino a sedici anni
Dal campione iniziale si sono identificati due gruppi. Uno costituito da atleti con alterazioni marcate di ripolarizzazione, un terzo dei quali esclusi dall’analisi per presenza di anomalie strutturali (cardiomiopatia ipertrofica o di altro tipo, prolasso della mitrale, stenosi aortica, ipertensione sistemica, miocardite): dei rimanenti, 81 alla fine sono entrati nell’analisi. L’altro di confronto costituito da 229 atleti con ECG normale omogenei per età e sesso, utilizzati appunto come controlli. Il gruppo allo studio comprendeva atleti giovani ma in attività da diversi anni, età media di 24 anni circa, in maggioranza maschi, appartenenti a diverse discipline sportive: soprattutto calcio, canottaggio, corsa, nuoto e ciclismo; anche nei controlli erano rappresentate queste discipline oltre a pallanuoto, tiro, judo. Per entrambi il periodo d’osservazione è stato in media di una decina d’anni.
Nel follow-up è risultato che, degli 81 atleti con ECG alterato, 5 (il 6%) hanno sviluppato una cardiomiopatia, e 6 altri problemi cardiovascolari, portando a un totale del 14%. Uno di essi è morto a 24 anni, un anno dopo la valutazione iniziale, per una cardiomiopatia ventricolare destra aritmogenica non individuata clinicamente. In 3 degli 80 sopravvissuti le caratteristiche cliniche e fenotipiche della cardiomiopatia si sono manifestate dopo dodici anni, compreso uno nel quale dopo sedici anni c’era stato un arresto cardiaco abortito; nell’ultimo dei 5 atleti la cardiomiopatia si è dimostrata dopo nove anni. In contrasto, in nessuno dei 229 componenti il gruppo controllo sono insorti arresti cardiaci né c’è stata diagnosi di cardiomiopatia durante il follow-up, solo in 4 (il 2%) si sono manifestate altre alterazioni cardiologiche.

Screening iniziale e sorveglianza continuativa
Il dato totale di confronto è quindi 14% per il gruppo allo studio contro il 2% per i controlli. Tornando al quesito iniziale, che peso dare alle alterazioni ECG? Per gli autori, contrariamente alla valutazione precedente di considerare tali anomalie come manifestazioni del “cuore d’atleta” senza possibili conseguenze negative, i risultati mostrano che esse possono rappresentare segni iniziali di condizioni cardiache che precedono anche di molto l’espressione fenotipica e le manifestazioni cliniche. Negli screening su larga scala, quindi, l’ECG con alterazioni marcate potrebbe permettere d’individuare atleti a rischio di sviluppare in seguito cardiopatie strutturali: da qui l’importanza dell’esame sia per la diagnosi, per la quale l’elettrocardiografia seriale non basta come emerso dalla ricerca e vanno aggiunti ecocardiografia e test selettivi, sia per la sorveglianza clinica continuativa. Dalla prospettiva opposta un riscontro ECG normale allo screening si potrebbe ritenere un’evidenza sufficientemente affidabile per escludere rischi di patologia cardiaca al limite mortale, a rassicurazione dei giovani atleti.

Elettra Vecchia

Fonti
Antonio Pelliccia e coll. Outcomes in Atheletes with Marked ECG Repolarization Abnormalities. N Engl J Med 2008;358:152-61.



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